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SUI MALATI MENTALI: le persone dimenticate ma uomini pure loro |
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Scritto da redazione
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Mercoledì 05 Agosto 2009 00:00 |
Vd anche allegato PDF voce-di-pace-agosto-2009.pdf 1.43 Mb
Intervista al Presidente dell’Associazione “Cristiani per servire” (http://digilander.libero.it/cristianiperservire) Franco Previte che da lungo tempo si occupa della situazione in cui “vivono” i malati mentali, le loro famiglie e l’handicap in genere.
D. Vogliamo ricordare ai nostri lettori la drammatica situazione dei malati mentali in Italia e quali problemi nascono nelle famiglie che subiscono il problema del disagio psichico dopo la legge 180 ?
R. La malattia mentale è il calvario dei familiari che hanno un loro caro soggetto a disturbi nella sfera neuropsichica e non trovano una chiara risposta in una psichiatria moderna e funzionale.
La famiglia del “malato”, dobbiamo ricordare che sono circa 10 milioni di sofferenti di questa patologia dalla depressione- primo disordine funzionale della persona- alla schizofrenia che è il massimo della gravità, non trova il posto adeguato dove curare e non segregare il proprio congiunto, né può tenere in casa sofferenti di questo grave ed urgente disagio sociale.
Vorrei ricordare che il Basaglia - padre della legge 180- ha sempre affermato che il malato va curato e non segregato.
Il diritto alla salute ed alla sua tutela, così come sancisce l’art.32 della n/s Costituzione “nel rispetto della persona umana” ha una sua priorità e come tale esige sia in Italia come nei 27 Stati aderenti alla Unione Europea interventi ad alta protezione sanitaria e ad una legislazione in modo coordinato e coerente valida in tutti gli Stati Europei : è quanto abbiamo richiesto con n/s Petizioni.
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Ultimo aggiornamento Martedì 11 Agosto 2009 19:33 |
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RU486: Tutte le ragioni per dire NO. Senza pericolose confusioni. |
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Scritto da redazione
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Lunedì 03 Agosto 2009 12:19 |
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Verità e Vita dice no alla introduzione in Italia della pillola abortiva RU486. Condividiamo le critiche che in queste ore anche altre associazioni pro-life e pro-family hanno espresso all’introduzione di questo prodotto abortivo nel novero dei farmaci riconosciuti dall’Aifa. Tuttavia, sentiamo il bisogno di fare chiarezza sulle ragioni che ci impongono di opporci alla RU486. E lo facciamo prendendo le mosse da un coraggioso editoriale di Giuliano Ferrara, apparso sul Foglio di giovedì 30 luglio. Il titolo è eloquente: “RU486, il pesticida umano”, e riprende la definizione che Jérôme Lejeune a suo tempo diede di questa pillola che uccide.
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Le domande e le risposte sulla pillola abortiva |
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Scritto da redazione
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Lunedì 03 Agosto 2009 12:16 |
Cos’è la Ru486? È un prodotto chimico a base di mifepristone, un potente antiormonale che interrompe l’annidamento dell’embrione nell’utero e provoca l’aborto. Prima che nel 1980 l'endocrinologo francese Étienne-Émile Baulieu la trasformasse in un abortivo, la Ru486 (fino ad allora nota come Ru38486) veniva utilizzata nei laboratori nel corso di esperimenti sui topi: si trattava di una medicina capace di arrestare il funzionamento della ghiandola surrenale. Fu allora che, per la prima volta, ci si rese conto che le femmine di topo gravide abortivano e qualcuno si chiese se non si poteva utilizzare la proprietà abortiva della molecola cambiandole il nome.
Qual è la differenza rispetto alla pillola del giorno dopo? Anche la cosiddetta pillola del giorno dopo è un preparato che impedisce all’embrione umano di impiantarsi nell’utero. Ma mentre questa deve essere presa entro e non oltre 72 ore dal rapporto sessuale fecondante, la Ru486 può essere presa fino al 49esimo giorno dall’ultimo ciclo mestruale.
Come si usa? La Ru486 viene presa per via orale. Tre giorni dopo la donna deve assumere un’altra sostanza chiamata misoprostol, che provoca le contrazioni necessarie per espellere l’embrione. Dopo dieci giorni è necessaria un’ultima visita di controllo.
Che cos'è la «seconda pillola»? Il protocollo Ru486 prevede l'assunzione di due pillole, a distanza di due giorni l'una dall'altra. La seconda, che dovrebbe indurre l'espulsione dell'embrione e che è in commercio col nome di Cytotec, non è mai stata registrata e testata come un abortivo.
Qual è il tasso di efficacia? Nel 5% dei casi si rende necessario ugualmente un aborto chirurgico. In alcune casistiche la percentuale sale all’8%. A Cuba il tasso di fallimenti è arrivato fino al 16%.
È compatibile con la legge 194? Per la legge 194 la gestante deve rivolgersi a un consultorio, o a una struttura sociosanitaria abilitata, per svolgere i necessari accertamenti medici (mentre i medici devono aiutarla a rimuovere le cause che la spingono all’aborto). Un tale percorso, con una pausa di riflessione richiesta alla donna di 7 giorni, è difficilmente compatibile con l’uso della Ru486, che prevede tempi molto ristretti.
Il farmaco ha delle complicazioni? Sono moltissimi gli "incidenti" legati alla Ru486 segnalati dalle varie autorità sanitarie internazionali(emorragie, infezioni, eventi trombotici). I dati più allarmanti sono però quelli relativi al decesso delle donne che l'hanno assunta. A oggi sono 29 quelle morte dopo aver assunto Ru486: sono decedute, in larga parte, a causa dell'infezione da batterio Clostridium Sordellii: un batterio che non causa febbre, e perciò è difficilmente individuabile. Il dato, d'altronde, è stato confermato nel 2005 dall'autorevole rivista New England Medical Journal: l'aborto chimico provoca una mortalità dieci volte maggiore di quello chirurgico. Lo stesso dato peraltro è stato riportato dall'Aifa nel bollettino pubblicato l'anno scorso sul farmaco.
© Avvenire |
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L’Italia propone una moratoria internazionale sugli aborti |
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Scritto da redazione
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Sabato 01 Agosto 2009 18:11 |
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Ha destato un certo scalpore la mozione votata dal Parlamento italiano che impegna il Governo a promuovere una moratoria sull’aborto a livello internazionale.
Per cercare di comprendere le ragioni di questa coraggiosa iniziativa e le implicazioni a livello nazionale e internazionale, ZENIT ha intervistato l’onorevole Luca Volontè, già presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per la Dottrina Sociale della Chiesa di Lecce, presidente della Fondazione Novae Terrae di Milano, e tra i promotori della mozione per la moratoria sull’aborto.
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