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Dopodinoi. Fondo Speciale Economico per persone portatrici di limitata autonomia |
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Scritto da Felice Previte
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Giovedì 18 Giugno 2009 15:38 |
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Ma chi deve provvedere a queste iniziative , il privato od il pubblico?
Fino ad oggi, pare ,che siano numerose le iniziative private, sempre mosse alla ricerca di fondi per finanziare eventuali strutture da parte di Fondazioni Bancarie , Istituti Finanziari od altro per il ricovero di persone di diverso genere, ma con l’incertezza della possibilità di una lunga definitiva ospitalità, in quanto il tutto si basa sulla disponibilità economica del soggetto.
A dirimere le perplessità e le preoccupazioni da molti sollevate circa il futuro dei “malati” portatori di limitata autonomia (quali invalidi civili totali e parziali , sordomuti , ciechi o malati psico-fisici che non hanno redditi personali o se ne hanno sono di modesto importo), la costituzione di un Fondo Speciale Economico Unico, (dopodinoi) , auspicato ed atteso da parte dei familiari e da noi richiesto da lungo tempo alle Istituzioni , si rende necessario per tutelare l’avvenire di questi soggetti di limitata autonomia , che sono nelle famiglie, le quali ambiscono ad assicurare loro una possibilità di continuare a vivere in un contesto familiare (sperando sia tale come tipo casa-famiglia, comunità - alloggio ecc.).
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Il rimedio proposto è peggio del male da curare: meglio astenersi |
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Scritto da Vincenzo Tondi della Mura
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Mercoledì 17 Giugno 2009 14:48 |
Tratto da Il Sussidiario.net il 16 giugno 2009
Che quello attuale sia un pessimo sistema elettorale è un dato incontestabile (e incontestato). Il problema, tuttavia, è comprendere se il rimedio proposto dai referendari sia meglio del male che s’intende debellare. Ritengo di no.
Non è il caso d’attardarsi sul quesito riguardante le candidature multiple, la cui abrogazione, certamente, rafforzerebbe il sistema democratico: che un uomo politico possa presentarsi in più collegi, in modo da attrarre il voto degli elettori sul proprio nome (c. d. candidatura civetta), e che possa poi discostarsene, scegliendo il collegio ritenuto più conveniente sulla base di valutazioni derivanti dall’esito del responso elettorale, è doppiamente ingannevole e pericoloso. Per un verso, alimenta il malcostume e la clientela politica, dal momento che la scelta del collegio da cui dimettersi viene inevitabilmente subordinata alla stipula di un patto di fedeltà (o di altra natura) con il primo dei non eletti della circoscrizione coinvolta, con ciò originandosi una vera e propria asta al seggio parlamentare fra i candidati non eletti degli altri collegi, parimenti interessati dalle medesime dimissioni. Per altro verso, libera il rappresentante dal vincolo con i rappresentati del singolo collegio elettorale, rendendo il legame fra i due fungibile e privo di uno specifico contenuto territoriale; tale, insomma, da vanificare tanto il potere di controllo degli elettori, quanto la responsabilità politica degli eletti.
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Osservazioni sul Disegno di legge n.2121 sulla ratifica della “Convenzione sui Diritti delle Persone Disabili” dell’ONU |
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Scritto da Felice Previte
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Mercoledì 17 Giugno 2009 14:43 |
Riceviamo e pubblichiamo
L’articolo 1° considera che “Il fine della presente Convenzione è quello di promuovere, protegge a assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani” includendo “coloro i quali presentano menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali di lunga durata che, nell’interazione con varie barriere, possono impedire la loro piena partecipazione nella società”.
Un Testo di valenza internazionale, molto importante per il miglioramento della qualità della vita di tutti i disabili che condividiamo, di riporto storico che l’Italia ha firmato il 30 marzo 2007 non solo limitandosi all’accettazione di una “Cart” di principi generali, ma nell’osservanza di un vero e proprio vincolo giuridico impegnandosi ad uniformare la propria legislazione a quelle norme di diritto internazionale per la protezione e la difesa della dignità umana.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Giugno 2009 14:48 |
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La salute mentale e la legislazione europea |
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Scritto da Felice Previte
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Mercoledì 17 Giugno 2009 14:36 |
Riceviamo e pubblichiamo.
Una vibrante “raccomandazione ai neo Deputati europei.
L’importanza della promozione della salute mentale e la necessità di agire in maniera più efficace e coordinata a livello europeo, sono state sottolineate in varie occasioni da autorevoli responsabili della politica della Commissione Europea.
1.) Ricordiamo, brevemente, che il Consiglio “Sanità”dell’Unione Europea svoltosi a Bruxelles il 18 novembre 1999 ( come ci ha comunicato il Presidente della Commissione per le Petizioni il 5.9.2000 Prot.120359 a n/s petizione n.146/99 ed orgogliosi di essere stati primi a sollevare il problema malati mentali e le loro famiglie alla Commissione Europea), la Unione Europea ha adottato all’unanimità una Risoluzione ( Comm.ne Pet.EU 29 maggio 2000 prot. n.CM/412554IT.doc PE 290.531) sulla promozione della salute mentale relativa alla lotta contro i problemi derivanti dallo stress e dalla depressione, sottolineando tutta l’importanza di questo tipo di problema per tutte le fasce di età, invitando gli Stati membri ad attuare idonee azioni di prevenzione di tali disturbi.
I Servizi della Commissione Europea considerano a tutti gli effetti la disabilità come una questione di tutela dei diritti. Quindi il baricentro delle politiche comunitarie è stato spostato da un concetto prettamente legato alla protezione e dell’istituzionalizzazione verso un’integrazione sociale ed economica completa - cioé- il cosiddetto “modello sociale”. Quindi con l’obiettivo primario di eliminazione delle molte barriere ancora vigenti nell’ambiente sociale alle quali vanno incontro regolarmente le persone disabili che vorrebbero svolgere le attività quotidiane partecipando attivamente alla vita sociale come ogni persona.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Giugno 2009 14:41 |
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