Lettere al direttore di Avvenire -------------------------------
Caro direttore, qualche mese fa Avvenire ha ospitato nella rubrica delle lettere al direttore un carteggio tra me e il collega Bachelet. Allora eravamo entrambi nel Pd e si discuteva se e come i cattolici del Pd potessero esprimere in libertà le loro idee e difenderle anche sul piano politico organizzato. Io avevo i miei dubbi, le mie difficoltà, c’erano davvero tante perplessità e tante contraddizioni che non riuscivo ad accettare. La candidatura della Bonino alla guida della Regione Lazio rappresentò la classica goccia che fa traboccare il vaso: impossibile restare in un partito che consegna la sua leadership a chi è l’incarnazione storica del pensiero e della tradizione radicale. Oggi sono nell’Udc, perché ritengo che in questo partito ci siano condizioni migliori per difendere valori e posizioni che esprimono anche attraverso le scelte politiche il senso delle radici cristiane.
Leggere un libro non èun esercizio facile, costa fatica, i contenuti del libro devono entrare nella nostra testa, scriveva Paola Mastrocola, ma la fatica diventa doppia quando il libro è una raccolta di articoli che trattano diversi argomenti. In questi giorni ne ho letto uno proprio con queste caratteristiche, mi riferisco a Cronache da Babele, sottotitolo, Viaggio nella crisi della modernità, scritto a quattro mani da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro. Edito da Fede & Cultura di Verona (www.fedecultura.com). Gli autori hanno fatto una specie di viaggio nella Babele moderna, una lettura cattolica dei fatti, della religione, della politica, le contraddizioni, le polemiche, le critiche a un mondo cattolico, quello progressista, chiamato anche cattocomunista, scesoa patti con le sirene moderne ancora prima di combattere. Articoli già pubblicati sui quotidiani Il Foglio, Il Giornale e Libero ora sono adattati per l'uscita del libro.
In un mondo in movimento che modifica continuamente il sistema di vita,la società spesso ripiegata su se stessa, ancora non pone attenzione verso chi vive in difficoltà e sofferenza, ma ancor più in difetto sono le Istituzioni, che dovrebbero tener conto che“amministrare significa prevedere”.
Non si fermano i drammi procurati da menti psichicamente instabili, mentre si rinnovano quegli episodi di lucide follie che sembrano essere una prassi consolidata di “licenza di uccidere” dove questa volta, non ultima, un dichiarato folle ha scagliato in faccia al Presidente Berlusconi una statuetta, procurandogli delle ferite che avrebbero potuto devastargli il viso.
Quando si parla di spese improduttive non si può e non si deve fare riferimento alle persone con disabilità. Mi rifiuto di pensare che l'unica soluzione, forse desiderata da chi ci considera tali, sia toglierci di mezzo. Quando un governo, di qualunque colore, fa solo promesse, magari ideologiche, di sussidiarietà, di vicinanza al disabile e alle famiglie con disabilità, fisica e/o psichica, ma di fatto vuole dimenticare la realtà e non promuove politiche e fatti che educhino alla moralità; quando la sanità non promuove cultura, attenzione e dedizione alla disabilità, con educazione, formazione e strutture ma anzi evita di chiamare le cose per nome e di vederle per quello che sono; quando la scuola si "incipria" di parole come integrazione, programmazione, GLH ma di fatto è ostacolo al disabile e alla famiglia con disabilità, dietro i cavilli di una burocrazia e di una mancanza di flessibilità; quando i massmedia coccolano solo l'audience e la vendibilità e non promuovono le notizie delle buone opere e delle vere e reali necessità dei più piccoli; quando il clima culturale è quello che il disabile e la disabilità sono un impedimento alla mia realizzazione e al successo, al benessere, alla felicità... si rivela la vera paresi: la durezza di cuore, l'incapacità ad amare! Svegliatevi, prima che sia troppo tardi! Io non ci sto! Noi non ci stiamo!