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Sembra una donna! L'apparenza inganna.
Sabina Guzzanti, quo vadis?
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Al Festival di Venezia, trasformato in Multisala delle Emozioni, ieri è stata la giornata delle esternazioni forti: due, e pressoché in contemporanea.
Una di Adriano Celentano, precursore e maestro del genere «esternescion», che ha attaccato nell'ordine (si fa per dire) i «politici degenerati» Berlusconi e Veltroni, la cordata per Alitalia, Formigoni e Moratti «genitori di Frankenstein» (questa però fa ridere... ), il parcheggio del Pincio, Chicco Testa «senza testa», Alemanno, l'Expo di Milano e parecchio altro. L'altra del regista Mimmo Calopresti, autore commosso del commovente film La fabbrica dei tedeschi sulla strage alla ThyssenKrupp, che dopo avere passato qualche mese a girare e montare scene di lacrime e sangue ne è uscito, e se ne è uscito, lui di sinistra, con una raffica di critiche anche contro il sindacato che «pensa solo al pil» mentre la gente muore.
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Colpi di sole e "fascismo" |
E' così apprendiamo, nel bel mezzo della calura estiva, con l'inno di Mameli che orgogliosamente risuona ogni giorno dalla lontana Pechino, che siamo alla deriva autoritaria ed il fascismo, se non è tornato, è perlomeno strisciante.
Che sia chiaro, poiché chi scrive non è particolarmente allergico a questo genere di epiteti, il caro lettore non si arrabbi troppo se i modesti pensieri che seguiranno possono sembrare non proprio by-partisan e politicamente scorretti. Una scusante però ce l'ho: vivo nel Paese di Eco, Cordero, Villari, Asor Rosa, Scalfari, Parlato, Fò, Lidia Ravera, Furio Colombo e di tutto il solito codazzo di nani e ballarine d'appoggio; e ci vivo da quarant'anni. Non ne posso più!
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Clandestini, per il Vaticano “l’emergenza non è negativa”. Ma tutti scrivono il contrario |
Emergenza, emergenza, emergenza. Diceva il saggio: «Quanto più una notizia è stampata a grandi lettere, tanto più la gente penserà che è vera».
Ci avete fatto caso? Ieri i tre principali quotidiani italiani hanno aperto il giornale con lo stesso identico titolo cubitale: «Clandestini, stato d'emergenza». E giù litri d'inchiostro a tutta pagina, per sottolineare la parolina magica. Emergenza. Perché le parole sono importanti, per dirla alla Nanni Moretti: ma quando si adoperano a sproposito, diventano armi di distrazione di massa. Parole stupefacenti, nel senso che annebbiano, addormentano, drogano le coscienze. Si scrive «Stato d'emergenza», ma sui giornali si legge «Stato d'assedio». Tipo quello di Bava Beccaris di fine Ottocento: sai, le fucilate sulla folla, i processi sommari, si salvi chi può.
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Il privilegio dell'antipolitica di Piazza Navona |
Ma quale antipolitica. Avere il privilegio di poter ascoltare dal palco di piazza Navona che la deriva è nata col porcellum e dalla legittimazione dei ragazzi di Salò, o che è in corso un'operazione attraverso la quale distruggere il giornalismo e il diritto di cronaca;
o che la P2 sta governando e il torbidume viene creato apposta per manovrare nel losco, e che le elezioni sono state una truffa, o che, d'ora in avanti, le quattro più alte cariche dello stato potrebbero violentare la moglie, stuprare bambini e uccidere chiunque senza pagare pegno; e poter ascoltare che siamo tutti avviati verso un orizzonte di silenzio e di censura, un orizzonte dominato da fucilatori di partigiani, grassatori, estorsori, ladri, truffatori, rapinatori delle casse dello stato; aver avuto il privilegio di poter ascoltare dal palco di piazza Navona analisi così pacate, puntuali e lucide, lascia pensare che si sia passati dalla fase infantile dei girotondi a quella più matura della mosca cieca.
Andrea's version 9 luglio 2008
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Si pensa di fare politica con l'anti-politica |
Pietro De Marco, professore di sociologia della religione all'Università di Firenze e alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale, ci trasmette questo suo affilato commento a proposito di un editoriale di "Famiglia Cristiana" del 6 luglio 2008:
Il peggio del peggio. Questo melanconico pensiero mi ha subito sfiorato alla lettura del testo integrale dell'ultimo editoriale di "Famiglia Cristiana", di cui la stampa aveva già anticipato il tenore. Un testo qualunquisticamente giocato sull'anti-politica ("prima però le impronte dei parlamentari"!), oltre che diretto contro un governo composto da cattolici che non si vorrebbe riconoscere come tali, comunque poco graditi non solo a "Famiglia Cristiana", perché estranei alla vecchia guardia di Azione Cattolica (o, più generalmente, alla classica formazione ecclesiale del laicato destinato alla politica).
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