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4 visitatori online| ALLEANZA PER COTA UN NUOVO PATTO GENTILONI |
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| Scritto da Domenico Bonvegna | ||
| Sabato 06 Marzo 2010 11:47 | ||
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Roberto Cota candidato alla presidenza alla regione Piemonte ha sottoscritto il 24 febbraio scorso a Torino un Patto per la vita e per la famiglia, garanti del patto Massimo Introvigne (vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica), Marisa Orecchia (presidente di Federvita Piemonte), Mauro Ronco (docente di diritto penale, già componente del CSM) e Maria Paola Tripoli (fondatrice del Servizio Emergenza Anziani) – i quali daranno vita a un tavolo di lavoro sulle politiche della nuova amministrazione regionale in tema di vita e famiglia.
Il Patto con Cota è veramente un evento, può essere considerato un modello di impegno politico dei cattolici alla luce dei principi non negoziabili, ha scritto Marco Invernizzi, redattore de Il Timone e collaboratore di Radio Maria. Ma perché è tanto importante quanto accaduto? Per il metodo anzitutto, che può essere indicato come esemplare per altre situazioni analoghe e perché tipico della nostra epoca, post-ideologica e segnata dal relativismo. Premesso che non siamo più nell'epoca della cristianità, in cui la fede impregnava la vita pubblica e la legge positiva si ispirava completamente al diritto naturale. E quando la Fede era minacciata era l'Islam o le diverse eresie ad attaccare. Poi cominciò l’epoca delle ideologie (1789-1989) e con loro nacquero i movimenti cattolici e i partiti d’ispirazione cristiana che si ispiravano, o avrebbero dovuto ispirarsi, alla dottrina sociale della Chiesa, con lo scopo di difendere e possibilmente riconquistare una presenza pubblica del cattolicesimo organizzato. Fu l’epoca del confronto, dello scontro e della persecuzione, - scrive Invernizzi - dove il movimento cattolico doveva opporre una organizzazione e una strategia forte e organizzata ad altre “famiglie ideologiche” altrettanto forti e organizzate. Con l’abbattimento del Muro di Berlino e la scomparsa della Democrazia Cristiana comincia una nuova stagione, segnata dal relativismo e dal pensiero debole, con l’assenza di soggetti politici visibili e organizzati. Cambia la strategia, il Magistero della Chiesa invita così ad una presenza pubblica del mondo cattolico orientata a rivendicare la garanzia del rispetto di alcuni principi fondamentali, sintesi della dottrina sociale della Chiesa. Sono i “principi non negoziabili” indicati dalla Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 24 novembre 2002, dal discorso di papa Benedetto XVI a parlamentari del Partito popolare europeo del 30 marzo 2006 e al recente comunicato dei vescovi dell’Emilia Romagna del 22 febbraio 2010. Si insiste su tre principi indicati sempre come i principali: la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la centralità della famiglia come soggetto politico fondato sul matrimonio fra un uomo e una donna e la libertà di scelta educativa senza costi aggiuntivi per i genitori che appunto scegliessero di mandare i loro figli in una scuola non statale. Altri principi, pure importanti nell’economia della dottrina sociale, legati ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e della disciplina dell’immigrazione, e della pace, vengono successivamente indicati a completamento di questi tre. Il Patto di Torino assomiglia molto al Patto Gentiloni del 1913, quando i cattolici guidati dall'Ueci (Unione Elettorale Cattolica Italiana) di Ottorino Gentiloni si accordarono nelle elezioni politiche con i candidati liberali in funzione antisocialista. L'Ueci allora chiese ai candidati di firmare un eptalogo, cioè un impegno in sette punti ritenuti fondamentali dai cattolici. Saranno eletti 228 deputati col voto determinante dei cattolici. Naturalmente i sette punti erano assai diversi dai sei di Torino firmati da Roberto Cota, perché diverse erano le minacce che gravavano allora sulla società. Tuttavia il significato è simile – afferma Invernizzi - si tratta di educare l’elettore, soprattutto se cattolico, a usare come criterio di scelta in occasione delle elezioni quello dei principi non negoziabili e quindi abbandonare i criteri di appartenenza, di simpatia, di interesse, per scegliere unicamente i candidati che si impegnano pubblicamente a difendere e promuovere quei valori che il Magistero ci presenta appunto come non negoziabili. Qualcuno ha obiettato che la proposta del patto poteva essere esteso alla Bresso, ma non si riesce a comprendere su quale logica; poteva essere una provocazione, ha detto Introvigne a Radio Maria. E poi per la sua biografia la Bresso come del resto la Bonino sono l'incarnazione stessa dell'avversione ai principi non negoziabili. Inoltre la nostra non è solo una scelta ‘contro’ la Bresso ma ‘per’ Cota, che conoscevamo già per le posizioni espresse in Parlamento sul caso Eluana e sul riconoscimento delle unioni omosessuali. La sottoscrizione il 24 febbraio a Torino del ‘Patto per la vita e per la famiglia’ da parte di Cota è un fatto storico e senza precedenti a questi livelli in Italia, sia perché gli impegni sono precisi, dettagliati e tecnici, sia perché non si tratta di una semplice dichiarazione di buona volontà ma di un patto bilaterale sottoscritto con quattro garanti, uno dei quali sono io, che vigileranno – e lo faremo davvero – sugli impegni assunti”. (Emanuele Pozzolo, Perchè da cattolici abbiamo scelto Cota. Intervista a introvigne, 25.2.2010 La Padania). A questo punto lascio lo spazio al testo sottoscritto dal candidato della coalizione di centrodestra. E' da leggere tutto. Per maggiori informazioni collegarsi al sito www.alleanzapercota.org .
DOMENICO BONVEGNA Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
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| Ultimo aggiornamento Sabato 06 Marzo 2010 11:51 |








