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Dopodinoi. Fondo Speciale Economico per persone portatrici di limitata autonomia PDF Stampa E-mail
Scritto da Felice Previte   
Giovedì 18 Giugno 2009 15:38

Ma chi deve provvedere a queste iniziative , il privato od il pubblico?

Fino ad oggi, pare ,che siano numerose le iniziative private, sempre mosse alla ricerca di fondi per finanziare eventuali strutture da parte di Fondazioni Bancarie , Istituti Finanziari od altro per il ricovero di persone di diverso genere, ma con l’incertezza della possibilità di una lunga definitiva ospitalità, in quanto il tutto si basa sulla disponibilità economica del soggetto.

A dirimere le perplessità e le preoccupazioni da molti sollevate circa il futuro dei “malati” portatori di limitata autonomia (quali invalidi civili totali e parziali , sordomuti , ciechi o malati psico-fisici che non hanno redditi personali o se ne hanno sono di modesto importo), la costituzione di un Fondo Speciale Economico Unico, (dopodinoi) , auspicato ed atteso da parte dei familiari e da noi richiesto da  lungo tempo alle Istituzioni , si rende necessario per tutelare l’avvenire di questi soggetti di limitata autonomia , che sono nelle famiglie, le quali ambiscono ad assicurare  loro una possibilità di continuare a vivere in un contesto familiare (sperando sia tale come tipo casa-famiglia, comunità - alloggio ecc.).

 

La n/s Associazione da molto tempo ha inoltrato al Parlamento Italiano ed a quello europeo un’azione in tal senso condensata in Petizioni.

Già abbinata ai progetti di legge di riforma dell’assistenza psichiatrica nella 14° legislatura, attualmente una rinnovata Petizione col n.9 è giacente presso la 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e col n.5 presso la 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica.

La Petizione, fra altre richieste, tende e “suggerisce” alla possibile formazione di quel Fondo Speciale Economico Unico (DOPODINOI) al quale confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che in eredità andrebbero ai loro familiari malati siano essi fisici (come sopra accennati) che psichici , naturalmente gestito da un Ente Pubblico.

Ed infine abbiamo inoltrato “Ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo”il 13 ottobre 2006 per l’insieme della problematica che riguarda i 27 Stati Europei.

La preoccupazione delle famiglie possono essere dettate dalla considerazione che il familiare possa essere “ammassato” con persone di patologie diverse, verosimilmente in contrasto con quelle di cui è affetto il proprio caro. Da ciò il desiderio e l’auspicio che egli possa continuare a vivere in quelle comunità che rispecchiano la famiglia composta, possibilmente da pochi utenti e qui dobbiamo dire un grande grazie  per quanto operano da lungo tempo gli Istituti Cattolici tipo Opera don Orione, don Guanella ecc.

E’ vero che la legislazione italiana prevede il tutore, curatore, amministratore di sostegno che si assumono l’onere di amministrare i beni del malato , tuttavia l’Ente Pubblico potrebbe essere sempre operante ed attivo garantendo una continuità che la persona fisica non è in grado di garantire.

Per le persone povere, poi , in quelle particolari situazioni di malati psico-fisici sopra citati , incapaci di provvedere alle loro esigenze fondamentali di vita , è logico che intervengano le Istituzioni (Stato , Regioni , Province , Comuni ( comunque da definirsi) con l’erogazione di contributi finanziari da confluire in quel Fondo Speciale Economico Unico in modo da garantire il diritto di garanzia a tutti senza discriminazione.

Previte

http://digilander.libero.it/cristianiperservire