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2 visitatori online| EMMA NON CI INCANTA NE` CI INCANTERA` PER TRE MOTIVI |
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| Scritto da redazione |
| Martedì 26 Gennaio 2010 15:16 |
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Una scelta dal forte valore simbolico. Un rischio possibile. Una sovrana ipocrisia. Ecco che cosa evoca la candidatura di Emma Bonino alla guida della Regione Lazio in nome e per conto del Partito democratico. Il valore simbolico: uno schiaffo alla comunità cristiana. Purtroppo tutti i giri di parole e i minuetti della politica, in questo caso, sono azzerati dalla nuda realtà: l`alfiere dell`aborto e dell`eutanasia oltre che della liberalizzazione delle droghe e della fecondazione artificiale, una testimone di militante inimicizia nei confronti della visione cristiana dell`uomo e del mondo, dovrebbe rappresentare gli interessi di tutti i cittadini laziali, credenti compresi. Chi può credere, in buona fede, a una simile bufala che contraddice ormai quarant`anni di "battaglie" contro la cultura della vita e a favore del disordine sessuale in ogni sua manifestazione? Per non parlare del pregiudizio antireligioso e anticattolico, sbandierato senza remora alcuna, in tutte le sedi istituzionali. Il rischio possibile: è facile prevedere che all`indomani di un`ipotetica vittoria, la "presidente Bonino" si metterebbe all`opera per fare del Lazio il laboratorio di tutti gli zapaterismi, o meglio pannellismi, in salsa regionale. Anche solo la declamatoria e frettolosa archiviazione della proposta del quoziente familiare in favore del bilancio di "genere", fa presagire una svolta chiarissima, non a vantaggio delle donne, come si vuoi far intendere, ma in direzione del " riconoscimento " di tutte le condizioni che alla cultura del "genere" fanno riferimento. Per parlar chiaro: omosessualità costituzionalmente definita (con ovvie ricadute sul sistema sanitario e socio-assistenziale). Il tutto nella cornice di una vittoria che, se davvero ci fosse, all`indomani del voto verrebbe qualificata, se ne può star certi, come «il trionfo della laicità» (radicalmente definita) a Roma. La sovrana ipocrisia: il candidato del Pd ha già avviato una campagna pubblica di ricollocamaschile e femminile, bisessualità, transessualità. Cercando, magari, di far rientrare dalla finestra della legislazione regionale quello che le lobby interessate non riescono a ottenere dal Parlamento, in primis l`equiparazio ne delle coppie omosessuali alla famiglia La candidatura dell`alfiera del laicismo radicale in nome e per conto del Pd segna una scelta simbolica, un rischio possibile e una sovrana ipocrisia zione "culturale" nella quale si spinge acrobaticamente ad affermare di aver sempre lavorato, sin dai tempi del referendum sul divorzio e sull`aborto, «con e per i cattolici». Ora, conoscendo le ambiguità e le opacità della politica, tutto si può tentare di accreditare. Ma non ci risulta che Emma Bonino abbia mai, dico mai, condiviso una sola parola della Chiesa sulle questioni antropologiche che stanno a cuore ai cattolici, dalla tutela della vita in ogni sua fase e condizione al sostegno famiglia uomo-donna, passando per la libertà di educazione. Siccome non sono in gioco interessi, come qualcuno volgarmente insinua, ma valori-cardine e la loro concreta traduzione in scelte di buona e onesta amministrazione, nessuno può ragionevolmente pensare che si possa dare strada a chi fa aperta confessione di disistima di quegli stessi valori. È vero che vari esponenti del cattolicesimo democratico, disciplinatamente schierati nel Pd, hanno già digerito la candidatura e ritengono che altrettanto farà l`elettorato. Ma forse costoro hanno sottovalutato la forza dello schiaffo dato alle comunità cristiane e ai singoli credenti, non hanno calcolato le potenziali conseguenze della loro arrendevolezza sul piano legislativo regionale e infine si sono illusi di poter dettare l`agenda e comportamenti a Emma Bonino. Non riconoscendone il profilo indiscutibile di fiera e cocciuta lobbista del laicismo. Davvero un brutto pasticcio politico. Anzi, bruttissimo. Domenico delle Foglie © Avvenire - 20 gennaio 2010 |








