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1 visitatore online| Eutanasia in dieci mosse |
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| Scritto da redazione |
| Mercoledì 07 Luglio 2004 11:54 |
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In questa storia ritroviamo gli ingredienti fondamentali che permettono a un manipolo bene organizzato - costituito da pochissimi politici e intellettuali - di progettare, promuovere e portare a compimento la trasformazione del senso comune di un'intera nazione rispetto a un grande tema collettivo come quello dell'eutanasia. Sono strategie che abbiamo già visto usare con tragico successo nel caso del divorzio e dell'aborto. Ora tocca al disegno diabolico che prevede la trasformazione della morte da fatto naturale a vicenda artificiale, programmata e pianificata dall'uomo che si "autodetermina". Ecco come, in dieci mosse, la cultura radicale è scesa in campo per vincere la sua partita a favore dell'eutanasia.
1. Pietà verso il caso umano
2. Apparente assenza della componente ideologica I registi di tutta l'operazione devono fare un passo indietro, si defilano in una zona d'ombra del palcoscenico, pronti a uscire allo scoperto al momento opportuno. I radicali sono consapevoli di non essere simpatici a tutti. Sanno anche che l'uomo della strada prova un sentimento di istintiva diffidenza per i politici. Ecco allora che la "battaglia per i diritti civili" diventa potente se è combattuta da una vittima, fornita di una patente di rispettabile normalità: la moglie maltrattata, la donna violentata, il malato di sclerosi. Persone che parlano non per interesse di partito, ma per far valere "un loro diritto": quello a divorziare, ad abortire, ad essere uccisi.
3. Inquinamento del fatto religioso 4. Clericalizzazione del problema Il massimo che il cattolico medio sappia esibire in queste discussioni è spesso uno slogan del tipo: "come credente sono contrario all'eutanasia". Una dichiarazione che va a nozze con l'obiettivo del nichilismo radicale: mostrare che in queste materie ognuno deve poter decidere in base alle proprie convinzioni morali e religiose. Perfino il bravo cardinale ottuagenario che, intervistato dal tiggì, argomenta contro l'eutanasia ricordando il lavoro delle buone suorine che assistono gli ammalati nel vecchio ospedale della città diventa, nelle mani astute dei radicali, un argomento pro-eutanasia: "che i cattolici facciano pure i buoni samaritani; basta che non ci vietino l'eutanasia". Siamo così giunti all'anticamera della legalizzazione.
5. Complicità dei mezzi di comunicazione di massa
6. Collateralismo del sistema politico e istituzionale
7. Consapevolezza della debolezza dell'avversario
8. Elaborazione di falsi bersagli
9. Definizione occulta dei veri obiettivi 10. Annebbiamento dei criteri oggettivi di giudizio. Bisogna sgretolare le resistenze all'eutanasia solleticando il ricorso alla decisione individuale: se io voglio morire, perché lo Stato me lo deve impedire? Come se il compito della legge fosse quello di assecondare sempre i desideri del singolo. Nello stesso tempo, si deve fare in modo che la morale sia spazzata via da un'unica norma: fai quello che ti senti. Perfino la lettera di Cesare Scoccimarro, 45 anni, stessa malattia di Welby, che ha scritto a Napolitano per chiedere di continuare a vivere, in questo modo è totalmente disinnescata. Uno vuole morire, un altro vivere. Benissimo - risponde con flautata tolleranza il profeta radicale - rispettiamo la volontà di ciascuno. Con il che tramonta la possibilità di distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, il delitto dall'atto lecito. Il punto di vista soggettivo come misura di tutte le cose. Non è solo una sconfitta della Chiesa: è innanzitutto la fine della civiltà giuridica e il trionfo definitivo del nichilismo radicaloide, assunto come sistema di pensiero collettivo. Mario Palmaro Fonte: www.iltimone.org |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Dicembre 2006 18:19 |








