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La campagna del ministro Carfagna contro l'omofobia PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Introvigne - Marco Invernizzi   
Martedì 17 Novembre 2009 08:53
di Marco Invernizzi

Premessa di Massimo Introvigne: Anche i ministri del governo di centro-destra non hanno sempre ragione. Lo prova questo testo di Marco Invernizzi, dirigente di Alleanza Cattolica, che va meditato attentamente. Sia ben chiaro: le violenze contro gli omosessuali e ogni gesto che nega la loro dignità di persone vanno condannati. Le leggi già li puniscono. Ma i progetti contro l'omofobia non hanno lo scopo di punire chi picchia gli omosessuali. Vogliono punire chi sostiene che il comportamento omosessuale non ha pari dignitò rispetto a quello eterosessuale. Su questo punto, qualcuno aveva già risposto nel 1982, con parole che domani potrebbe essere vietato ripetere. Prima di leggere l'articolo di Marco Invernizzi, leggete queste citazioni:
"Includere la ‘tendenza omosessuale’ fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta 'affirmative action' o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell’omosessualità”.
“La ‘tendenza sessuale’ non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo”.
“Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare”.
“Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato”.
Tutte le frasi fra virgolette sono da un documento del Magistero: " Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali", documento della Congregazione per la Dottrina della Fede il 23 luglio 1992 e firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger come prefetto di quella Congregazione.
E ora ecco l'articolo di Marco Invernizzi:

La campagna propagandistica del ministro Carfagna contro l’omofobia

C’è una domanda preventiva a qualsiasi discussione o valutazione sul tema dell’ideologia di genere e dell’omofobia: è una cosa positiva che ci siano gay, lesbiche, bi e transessuali?, ossia è una ricchezza, una possibilità in più che arricchisce l’umanità?
Oppure no, rappresenta un disordine, un problema per loro anzitutto, ma anche per la società nella misura in cui questa condizione richiede visibilità, equiparazione con le persone eterosessuali, possibilità di diventare una famiglia a tutti gli effetti?
Qualcuno dirà semplicemente che è un fatto, del quale prendere atto. Certamente, ma per fare che cosa? Per affermare che le differenze non sono importanti, come sostiene la campagna del ministro Carfagna, che non esistono identità e ruoli naturali, come sostengono le associazioni glbt (gay, lesbiche, bi e transessuali) in perfetta sintonia con il Dipartimento delle pari opportunità, oppure per sostenere il matrimonio e la famiglia naturali, aiutando coloro che subiscono un disturbo e vorrebbero trovare l’equilibrio che non hanno, come dovrebbe fare la Chiesa cattolica? Perché la domanda, semplicemente, è se esiste una natura e un progetto che si esprime anche attraverso la sessualità, oppure se tutto è nelle mani del desiderio del singolo.
Il resto, ossia le aggressioni contro gli omosessuali e i transessuali, le ingiurie o il disprezzo per questa condizione di diversità, c’entrano veramente poco. Sono atti criminali da perseguire penalmente perché offensivi dei diritti di una persona, da tutelare come tutte le altre, indipendentemente dal fatto di essere omo o transessuale. E il modo più umano di riconoscere la dignità di queste persone sarebbe proprio quello di tutelarne l’umanità come avviene con chiunque, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Invece l’obiettivo della legge contro l’omofobia è un altro. Si tratta di ripetere quello che avviene nella grande maggioranza dei Paesi europei, dove gay, lesbiche, omo e transessuali beneficiano di una legge speciale che li tutela non come persone ma appunto come una categoria a parte. Lo scopo è evidente: si tratta di “sdoganare” queste categorie, di attribuire loro dei diritti come tali, non come persone eguali alle altre. E’ uno dei principali presupposti perché glbt possano ottenere il diritto di “fare una famiglia”, di adottare bambini; soprattutto, si tratta di un passaggio culturale di straordinaria portata, che colpisce un punto centrale della cultura e della civiltà occidentali.

In Italia, una legge contro l’omofobia è stata dichiarata incostituzionale dalla Camera dei deputati. Forse non tutti i protagonisti di questa vicenda politico-parlamentare si sono resi conto della portata del gesto, che ha visto un Parlamento in controtendenza annunciare «la verità sull’uomo». Ma se ne sono accorte le associazioni glbt che hanno cercato di correre ai ripari, trovando la sponda del Dipartimento delle pari opportunità, sfruttando anche il tema dell’inaccettabile diversità dell’Italia rispetto all’Europa, ossia ai dettami della Unione Europea.
Così è nata la campagna propagandistica da due milioni di euro del ministro Carfagna, esplicitamente orientata a ripresentare in Parlamento una nuova legge contro l’omofobia che contenga lo stesso principio di quella dichiarata anticostituzionale, entro sei mesi; inoltre, il progetto prevede un filmato, volantini e manifesti che verranno distribuiti e affissi in tutte le città e nelle scuole

Chi ha visto la conferenza stampa di presentazione del progetto del ministro Carfagna ha ricavato motivi di profondo stupore. Intanto per l’enfasi con cui il ministro ha voluto coinvolgere la Presidenza del consiglio e il governo tutto nell’iniziativa e poi per l’entusiasmo con cui ha ringraziato le associazioni lgbt, tutte presenti con i loro dirigenti, che sono quindi intervenuti per ringraziare il ministro e annunciare il proseguimento della lotta nella società e nel Parlamento. Sembrava di assistere alla festa di conclusione di un progetto concordato.

Chi ha avuto una diretta esperienza di questo mondo perché conosce un parente o un genitore o un amico che vi sono stati coinvolti a diverso titolo, sa quanto dolore nasca da queste esperienze. Si ripete il dramma del divorzio, dell’aborto, della droga: presentati come conquiste di libertà, in realtà producono sofferenza e lacerazioni. Ed è quasi soltanto la Chiesa, fra l’altro, a piegarsi sulle vittime per aiutarle a recuperare la pace e la dignità. Altro non piccolo paradosso, questo, che puntualmente si ripete nel caso dell’omosessualità, dove di tutto si parla, almeno in Italia, tranne che del diritto di cercare un accompagnamento psicologico verso l’eterosessualità da parte di chi lo desidera.

Così, proprio nei giorni in cui il Parlamento approva una finanziaria senza alcuna facilitazione per le famiglie, soprattutto quelle con figli, il ministero delle pari opportunità spende due milioni dei soldi degli italiani per una campagna ideologica sostenuta dalle associazioni glbt.

Fonte: Facebook