Con ciò non voglio nemmeno sostenere che la casa dei cattolici in politica sia oggi facilmente individuabile, ma di certo, quando il dibattito politico chiama in causa i famosi ‘valori non negoziabili’ mi pare che siano ben pochi gli uomini che si impegnano per sostenerli. Ed è fondamentalmente questo che, a mio parere, dovrebbe interessare il cattolico. Perciò, quando, ahimè, un partito, che già nella sua denominazione vuol essere democratico, nega ai propri esponenti di esprimersi secondo coscienza su questioni come il fine vita (solo per fare riferimento a una problematica oggi ancora aperta, ma tanti sarebbero i punti caldi su cui soffermarsi), ebbene, credo fermamente che il concetto di democrazia si sia perso completamente.
E se è vero che un capace uomo di governo può non essere cattolico, è però necessario considerare anche che oggi in tanti ‘parlamentini’ si tende sempre più spesso a intervenire per vie ‘legali’ e ‘istituzionali’ anche sulla vita e sulla morte dei cittadini, di come debba o possa essere organizzata e valutata la famiglia, della nostra vita intima e privata…
Insomma, oggi più che mai, quelle che erano davvero ‘questioni di coscienza’ sono diventate ‘questioni politiche’, che si giocano sui banchi del Parlamento e di consigli locali.
Ecco perché può fare la differenza, a parità di capacità personali e doti umane, il fatto che il governatore, o il sindaco, o gli amministratori siano o meno cattolici coerenti e impegnati.
Basti pensare, infatti, che regioni storicamente rosse come la Toscana o l’Emilia-Romagna, in barba alle regole nazionali, si permettono di aprire registri per le unioni civili fra persone dello stesso sesso, si permettono di sperimentare pillole varie, si permettono di…
La riflessione potrebbe diventare veramente lunga; concludo affermando che se il cattolico, in certi momenti della vita politica italiana, fa gola a tutti i partiti, una volta che i giochi sono fatti, lo si può anche rottamare; e se proprio non se ne vuole andare, gli viene fatto capire a chiare lettere che deve almeno avere la ‘decenza’ di tacere sulle questioni che contano…
Cristina Tassi, Faenza
Ho poco da aggiungere, cara Cristina, alla sua riflessione. Fatti e misfatti, detti e contraddetti sono sotto gli occhi di tutti. Ma il ‘caso radicale’ sta diventando ogni giorno più curioso e inquietante. Pannella, Bonino & Co. - dopo aver praticato per anni e anni la ‘politica del cuculo’ cercando di insediarsi nei ‘nidi’ partitici ed elettorati altrui - tentano oggi con incredibile e infelice leggerezza una capriola mozzafiato e si candidano ad assumere addirittura la rappresentanza del sentire politico ‘cattolico’. Dire che si tratta di un’operazione insensata e truffaldina è persino poco.
Siamo davanti a un autentico insulto all’intelligenza e alla memoria collettiva degli italiani: su concezione e manipolazione della vita, tutela della famiglia, difesa della libertà educativa dei genitori, solidarietà sociale e visione del mercato e del lavoro i radicali predicano sistematicamente l’opposto di ciò che afferma la dottrina sociale della Chiesa e di ciò che i cattolici italiani si sforzano di testimoniare.
Ma una melensa propaganda di stagione – sia pure somministrata a dosi d’urto e con lo scudierato di un partito, il Pd, che si era candidato a essere schietto e originale anche nel rapporto con il mondo cattolico più consapevole e impegnato – non può cancellare decenni di tragiche battaglie radicali contro la visione cristiana della vita.
Nessuno può presumere di poterla fare a pezzi. Ed Emma Bonino meno di tutti.