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Pregare per Antonio Di Pietro non ha solo una valenza di critica evangelica ma anzitutto una valenza positiva.
Si vuole pregare e sostenere il bisogno di integrità e di legalità della nazione.
La stagione di "mani pulite" al di la delle evidenti contraddizioni, narcisismi, cambi di potere, portava in sé anche il desiderio buono di fare pulizia ed ordine nel sistema politico. Di questo c'è sempre bisogno.
Questo desiderio di integrità morale dovrebbe essere desiderio di tutti e di tutte le posizioni politiche.
Il senso della giustizia, della trasparenza, dell'integrità morale, della gioia del servizio è ciò che chiediamo nella preghiera per tutti gli uomini politici.
La santità infatti, per la Bibbia, significa anche integrità, bellezza, giustizia e pace. Chi la chiede umilmente a Dio ne viene ricolmato e la ridona gratuitamente così come l'ha ricevuta.
Proponiamo per la meditazione il primo mistero doloroso del Rosario.
Sommersi dalle dichiarazioni banali
Il fatto che il Card. Joseph Ratzinger fosse fine teologo e uomo dalla parola facile e di grande profondità era chiaro agli addetti ai lavori da più di trent’anni.
Oggi Benedetto XVI incanta le folle, si fa ammiratori tra gli uomini di cultura e gli atei devoti e raccoglie consensi anche da chi, come Oriana Fallaci, non ha mai nascosto una certa diffidenza verso la Chiesa cattolica.
Come ha affermato Mons. Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense, durante la visita del santo Padre al “suo” ateneo, Oriana Fallaci aveva una vera e propria venerazione per questo Papa, venerazione che l’aveva portata a incontrarlo in un colloquio privato nell’estate del 2005.
Risulta difficile trovare oggi, a differenza di quanto ipotizzato nel passato, tra gli uomini intelligenti (cioè che sanno leggere dentro le persone e dentro la realtà) del nostro tempo, dei detrattori di Benedetto XVI.
Ha suscitato dunque un certo scalpore, in occasione delle critiche violente mosse al Santo Padre lo scorso settembre in occasione del suo discorso di Regensburg da parte del mondo islamico, l’intervento del ministro Di Pietro che, pur di attirare su di sé quell’attenzione che sembra mancargli nelle cose che invece dovrebbero riguardarlo come ministro delle infrastrutture, non ha esitato a ricordare al Papa il comandamento evangelico del perdono che senz’altro avrebbe dovuto adempiere, con aggiunta di scuse dovute, verso chi aveva offeso con il suo discorso a Ratisbona.
Tanta acqua è ormai passata sotto i ponti e unanime è stato il riconoscimento, a parte il mondo fondamentalista islamico, che il Papa è stato volutamente e ad arte frainteso e che alcuna scusa era dovuta se non una dichiarazione, puntualmente rilasciata dallo stesso Pontefice e dal segretario di stato il card. Bertone, relativamente al rammarico di non essere stato capito nel senso del suo discorso.
Ma anche a distanza di più di un mese lascia perplessa la superficialità di alcuni uomini politici italiani o europei, di cui Di Pietro è uno dei rappresentanti, che si sono lasciati andare ad asserzioni e commenti così superficiali e pericolosamente banali sulle intenzioni di uno dei pochi uomini al mondo ancora in grado di sollecitare in maniera profonda le coscienze degli uomini di tutto il mondo e di tutte le culture. Su un argomento peraltro che chiamava in gioco la ragione e i diritti umani come unica garanzia per il dialogo tra le religioni e le culture!
Queste le testuali parole del ministro Di Pietro: «In un momento delicato come questo, nessuno, nemmeno il Papa, si può permettere di lasciarsi anche solo sfuggire affermazioni che possano alimentare una situazione già esplosiva». Le parole del Papa, rileva, «hanno messo benzina sul fuoco. Ed è giusto, almeno per carità cristiana che egli si scusi e dia le spiegazioni dovute. Nel Vangelo Gesù insegnava di porgere l'altra guancia e il primo esempio lo dovrebbe dare lui stesso.»
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